In arrivo fino a 300 euro al mese che potranno rimpinguare gli stipendi: cosa prevede il nuovo emendamento.
Importanti novitĆ per una specifica categoria di lavoratori del settore pubblico: grazie a un emendamento approvato, di recente, in Commissione nell’ambito della legge di conversione del decreto P.A., ĆØ previsto un incremento della componente stabile del fondo delle risorse decentrate e delle posizioni organizzative: si prevedono, inoltre, aumenti degli stipendi fino a 300 euro mensili.
Stipendi, aumenti in arrivo fino a 300 euro: le novitĆ del nuovo emendamento
L’intervento normativo consente l’aumento della retribuzione accessoria dei dipendenti pubblici. Tuttavia, il beneficio non sarĆ esteso a tutto il comparto pubblico. Sono esclusi, infatti, enti come le Camere di Commercio, le Unioni Comunali e altri organismi appartenenti al comparto delle funzioni locali.
Di conseguenza, gli effetti positivi della riforma interesseranno prevalentemente le amministrazioni locali di maggiore dimensione e soliditĆ , escludendo realtĆ minori.

Uno degli aspetti fondamentali dell’emendamento ĆØ la subordinazione degli aumenti salariali alla disponibilitĆ di risorse proprie da parte degli enti locali. Ogni Comune, Provincia o Regione dovrĆ , infatti, reperire – in maniera autonoma – i fondi necessari per garantire gli incrementi previsti.
Verso il superamento delle disparitĆ retributive
Uno degli obiettivi principali del provvedimento ĆØ quello di ridurre il divario retributivo tra il personale delle amministrazioni locali e quello delle amministrazioni centrali.
Dal punto di vista storico, infatti, i dipendenti delle funzioni centrali hanno goduto di trattamenti economici più favorevoli e ciò ha spinto molti a chiedere mobilità verso tali sedi, penalizzando gli enti locali.
Tale misura risponde alle richieste avanzate da tempo da associazioni di categoria come ANCI, ARAN e UPI, che hanno sollecitato il superamento del tetto al trattamento accessorio stabilito dall’articolo 23, comma 2, del Decreto Legislativo 75/2017, chiedendo maggiore autonomia nella gestione delle risorse da parte degli enti.
Nonostante gli intenti positivi, l’emendamento ha suscitato critiche da parte delle sigle sindacali, in particolare della CGIL, che teme un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze tra amministrazioni.